Pane Madre

Mi diverto a giocare con le parole, spero possa divertire anche voi.

Ecco la ricetta del pane fatto in casa con il lievito madre, che questa quarantena mi ha dato occasione di sperimentare. Lo chiamo figliolo, lo rinfresco, lo guardo nel frigo e a volte mi chiedo “Chi me lo ha fatto fare?“; ma poi mi piace accarezzarlo, riporlo nel barattolo e aspettare qualche giorno per rinfrescarlo di nuovo. Ma vi parlerò meglio di lui!

Se volete mangiare questo pane a pranzo domani, partite con la ricetta verso le 17. Mica come me che ho iniziato alle 9 di sera e mi sono ritrovata a reimpastare alle una di notte; anche se di notte assume tutto un grande fascino, mentre tutti dormono.

Ho preso 120g di lievito madre rinfrescato 4h prima e lasciato a temperatura ambiente. Ho aggiunto 210ml di acqua tiepida, mezzo cucchiaino di miele e a pioggia 360g di farina 0 setacciata. Ho mescolato per bene e solo infine ho aggiunto 8g di sale fino.

Nel forno spento con la luce accesa, ho lasciato riposare l’impasto per 4h in una ciotola ricoperta da pellicola trasparente. Passato questo tempo ho preso l’impasto e l’ho steso un po’ con le mani in lunghezza e l’ho arrotolato con tre pieghe su se stesso.

Messo su carta forno in una teglia e ricoperto di pellicola, il mio impasto ha riposato tutta notte nel forno. Questa volta con la luce spenta, se no ciao bolletta; se facessi così per ogni ricetta.

Il mattino dopo, verso le 11 ho tolto la teglia dal forno; l’ho acceso a 220° e ho infornato per 35′ nella parte centrale.

Taglialo caldo e sorridi!

P.S. Mi piace lasciare ogni volta una frase alla fine delle mie ricette; non per forza ( o anzi quasi mai ) collegata con la cucina. Un pensiero per riflettere, per essere contenti e per condividere. Magari con una fetta di pane caldo, burro e zucchero; come quando ero piccola.

“Grazie anche per avermi sostenuta senza insegnarmi niente, a volte, ché ci sono momenti in cui di essere bravi e forti proprio non siamo capaci, e gli amici servono solo a fornire una superficie ammortizzata sopra cui cadere.” – Costanza Miriano, Le regole della Compagnia dell’Agnello

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